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La frustrazione aiuta la comunicazione: ecco la tecnica della "ritenzione" e del "sabotaggio"

Ai genitori si stringe il cuore quando si rendono conto che il proprio bambino è frustrato. Questo è ancora più vero quando quella frustrazione ruota intorno alla comunicazione o alla mancanza di questa.

Tuttavia, come logopedista, a volte nelle mie sessioni terapeutiche creo deliberatamente delle situazioni dove voglio che bambino si frustri, perché so che il bimbo lavora di più. Questa esplosione emotiva che il bambino sente quando è frustrato è sufficiente a spingerlo a raggiungere il suo obbiettivo.

Voglio condividere una mail che mi ha scritto una mamma tempo fa:

“Cara D.ssa Anna, dopo aver provato le sue tecniche sono arrivata alla conclusione che la frustrazione aiuta il processo di apprendimento e costruisce la determinazione, ma il fallimento non fa ciò. Le difficoltà possono costruire il carattere, la disciplina e l’impegno per il proprio obiettivo, ma il fallimento ripetuto più e più volte porta alla sconfitta, e soprattutto per i bambini, ..cerco sempre di tenerlo in mente quando mio figlio è frustato. Voglio che  impari ad impegnarsi e non imparare a fallire “.

Ringrazio di cuore questa mamma ed oggi vi voglio parlare di come creare situazioni che potrebbero causare una piccola FRUSTRAZIONE comunicativa , ma non provocare il FALLIMENTO comunicativo.

Il creare situazioni in modo tale che un bambino abbia maggiori probabilità di comunicare è comunemente chiamato “sabotaggio ambientale”. Il punto principale è quello di creare una situazione  di frustrazione. Ma vi chiederete: qual’ è lo scopo di usare una tecnica se il risultato finale è di frustrare un bambino che poi magari si rotola sul pavimento e urla? A parer mio, nessun bambino apprende niente a quel punto, tranne forse pensare, “quella signora è pazza e non voglio mai più giocare con lei!”

Questa tecnica del sabotaggio deve  essere fatta in un modo divertente, animata ed ingannevole in modo che un bambino  pensi: “Mi sto divertendo cosi e posso cercare di farlo”.

Se avete visto dei miei video o letto altri articoli, sapete benissimo che per me l’aspetto fondamentale è creare una connessione speciale con ogni bambino che viene a trovarmi e lo faccio sempre attraverso il gioco. E’ importante stabilire un rapporto con il bambino in modo da costruire le fondamenta della nostra connessione sociale. Tutta la comunicazione, il giocare insieme, dare attenzioni etc è basata sull’idea: “Sono importante. Sei importante. Parli – parlo. Chiedo – rispondi. Voglio conoscerti e voglio che tu conosca me.” Di conseguenza anche se vado a creare un pò di frustrazione non è mai ad un livello di sofferenza o stress. In queste situazioni uso due tecniche :

  1. La ritenzione
  2. Il sabotaggio ambientale

La ritenzione è non dare un oggetto al bambino finché non dice la parola (o segni o gesti), quindi c’e’ una richiesta comunicativa in base al livello in cui si trova. Io do sempre un modello dicendo la parola “vuoi la macchina?” o facendo i segni (il segno per macchina è quello di tenere il volante).

Il sabotaggio è il creare situazioni o problemi che un bambino deve risolvere in modo da poter ottenere quello che vuole. Non dò un modello durante il sabotaggio a meno che non so con certezza che il bambino non può dire quello di cui ha bisogno per ottenere quello che vuole.

Per esempio:

  • Porgo al bimbo una bustina di plastica trasparente (zippa bag) piena di spuntini e dire con eccitazione: “Cosa vuoi?”
  • Preparo una garage per le macchinette ma non offro nessuna macchinetta e poi faccio un pò di faccine sorprese finché il bambino non chiede o non mi fa il segno delle “macchine”
  • A casa si potrebbe mettere il  bambino nella vasca da bagno e non far scendere l’acqua per vedere se lo chiederà.
  • Porgere un bicchiere vuoto
  • Dare a tutti un biscotto tranne che al bimbo

AVETE CAPITO COSA INTENDO? Stabilire situazioni ovvie in modo tale che sia quasi IMPOSSIBILE  che NON chieda qualcosa o che NON comunichi.

Queste tecniche sono piuttosto efficaci, ma ho osservato genitori e professionisti che li usano nel modo sbagliato. Ad esempio, un padre che si alzava in piedi davanti al suo bimbo che voleva il latte, e gli diceva: “Non puoi averlo finché non lo dici” quando il bambino non aveva mai pronunciato quella parola o neppure mai un suono .

Ecco quindi le basi per utilizzare correttamente queste tecniche:

  • Approcciare la situazione con un atteggiamento di divertimento e non con un atteggiamento del tipo “Tu fai quello che ti chiedo io”.

E’ importante sorridere e divertirsi prima, durante e dopo che utilizziamo questa tecnica. Se per caso percepiamo che il gioco non è divertente, carino o sta diventando troppo complicato, interrompete immediatamente e date al bambino quello che vuole.

  • Trattenete la parola, il segno o il gesto previsto solo per 3-5 volte.

Significa che se cerchiamo di stimolare la parola, possiamo “trattenere” la parola solo per un pò. Questo significa che magari mentre abbiamo il sacchetto con i biscottini lo guardiamo con un sorriso e aspettiamo,  poi possiamo lasciare uno spazio “Marco vuoi un ……..” e infine  diciamo “vuoi il biscotto? mmmm biscotto? b-b-BI-SCO-TTO? e introduciamo il segno e cioè sbattendo una mano due volte sul gomito e facendolo vedere al bimbo. Questi tentativi sono abbastanza.Image result for biscuit sign along

In base alle ricerche fatte dal National Institutes of Health, nessun apprendimento avrà luogo dopo questo punto. Quindi se il bimbo ne ha avuto abbastanza, è inutile continuare.

  • Se il bambino vi dice una parola o “prova” a dirla ma non perfettamente, accettate e ricompensate lo sforzo.

Lo sforzo conta, specialmente per i bambini parlatori tardivi. Quando si premia lo sforzo, il bimbo continuerà a riprovare. Ricordiamoci che “la pratica rende perfetti”. Molte volte dò al bambino l’oggetto in questione anche se ha usato delle paroline generali come “più” o “per favore”, anche quando avevo intenzione che usasse un’altra parola. Preferisco che voglia riprovare piuttosto che si senta stressato.

  • Non sovraccaricate il sabotaggio in modo tale che il bimbo non voglia neppure tentare di comunicare.

Questo succede quando non siamo flessibili e insistiamo in maniera incessabile. Questo li fa sentire che stanno “fallendo”. Analizzate quello che state cercando di sabotare e quanto spesso utilizzate questa tecnica. Questo vale anche per i professionisti … Io durante le mie sessioni ho alcuni bimbi con cui posso solo provare una volta o due volte , altri con cui lo uso poco perché si frustrano troppo oppure altri bimbi con ritardi cognitivi che non capiscono quello che sto facendo.

I bambini che non iniziano una comunicazione, oppure non cercano qualcuno con cui giocare o tendono ad essere solitari, non riescono capire subito questo concetto. Con questi bimbi ci concentriamo sullo sguardo e quindi ogni volta che vogliono qualcosa e glielo porgiamo devono guardarvi negli occhi. Questo succede perchè questi bambini non hanno ancora imparato l’attenzione condivisa. Se state provando questa tecnica con un bimbo che è ancora accentrato su se stesso, potete misurare il  suo progresso e “premiarlo” anche per aver notato che voi fate parte del gioco. Quando gli faccio vedere una cosa che SO che gli piace richiedo un contatto visivo per un millisecondo, gli dico “bravo mi guardi” e poi gli do quello che avevo in mano.

  • Utilizzate le tecniche della ritenzione e del sabotaggio solo con parole o segni che i bambini possono già dire o fare da soli.

Se non avete mai sentito vostro figlio dire la parola “latte”, dovete modellare questa parola e usare la tecnica della ripetizione e/o dell’imitazione e aspettare che vi imiti, anche mentre beve il latte, piuttosto che trattenere di dargli l’oggetto fino a quando non lo dice. Non pretendete che il vostro bambino articoli una PAROLA nuova.

Usate queste tecniche SOLO per aiutare il bambino a chiedere spontaneamente qualcosa con una parola che sa imitare o sa già dire un pò ma non la usa sempre.

D.ssa Anna Biavati

Logopedista Pediatrica specializzata in ritardi del linguaggio, fonologia, mutismo selettivo e bilinguismo

© Copyright 2017 Insegnami a parlare

#logopedia

 

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