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Dalle preoccupazioni ai progressi: ora il mio bimbo parla

Una delle soddisfazioni più grandi è quello di poter pubblicare i progressi che fanno i bambini e che passi fanno verso la comunicazione.

Per gli adulti è difficile vedere i progressi ed è proprio parte del mio lavoro quello di guidare i genitori ed altri terapeuti a modificare l’attegiamento ed usare delle strategie efficaci per facilitare la comunicazione ed il linguaggio.

Oggi vi racconto dei progressi di un meraviglioso bambino. La gioa della sua mamma ed i passettini che hanno fatto. Questo articolo è stato scritto in collaborazione con la mamma che riflette sul loro cammino. Inizialmente non vedeva luce soprattutto quando ha sentito per la prima volta che il suo bambino aveva un “ritardo del linguaggio”.

Quali sono state le preoccupazioni iniziali?

Tutto è iniziato quando il bambino aveva 18 mesi e la pediatra notò che non aveva ancora raggiunto determinate tappe dello sviluppo e che, era meglio cominciare l’iter diagnostico da subito perché alcune cose coincidevano con dei ritardi che a volte si presentavano nello spettro autistico. Così sono iniziati tutti i controlli e a 20/21 mesi una npi molto brava ci ha detto che nel piccolo non c’erano segnali inerenti all’autismo ma si neuropsichiatra molto brava disse che si trattava di un disturbo misto dello sviluppo, che con gli giusti stimoli e terapie avrebbe recuperato benissimo.

Che cosa non sapeva fare rispetto agli altri bimbi?

A 18 mesi non diceva nessuna parola di senso compiuto (nemmeno mamma e papà), soltanto lallazione. Inoltre non indicava con il ditino, non aveva gioco simbolico e attenzione congiunta. La lallazione è molto importante ed ecco un video che la spiega.

Quali passi avete fatto?

Il bimbo è stato subito inserito in un percorso di logopedia e psicomotricità. A 2 anni è stato iscritto all’asilo.

A casa i genitori sono cambiati molto nei suoi riguardi:

  • lo stimolavano
  • ripetevano più e più volte le parole
  • hanno aumentato il flusso di parole
  • hanno eliminato i giochi elettronici
  • hanno ridotto sensibilmente la tv a favore di giochi manuali che stimolassero l’interazione (Dido’, sabbia cinetica, mattoncini, colori a dita….)

A che livello era il suo linguaggio espressivo e della comprensione?

La comprensione era buona, il bambino comprendeva tutto, ma sembrava “bloccato” a livello espressivo.

Che cosa ha funzionato?

La ripetizione delle paroline, l’enfatizzare tutto ( ad es “guarda il cane!! Ohhhhh che bello, il caneee”) unite ad espressioni di meraviglia e gioia. Insomma dovevamo trasmettergli l’idea che comunicare era divertente.

lL PRIMO PASSO (e anche quello più importante) che dobbiamo fare quando siamo con bambini molto piccoli (e hanno anche un Ritardo del linguaggio) è quello di valutare i nostri modelli di interazione e comunicazione. Ecco un mio articolo, l’importanza di avere un’attitudine e una voce più viva, per catturare l’attenzione dei bimbi, proprio per spiegare che cosa hanno fatto in questa famiglia.

Cosa consigliereste ad altri genitori

Consiglierei innanzitutto di iniziare subito un percorso di terapia laddove sia necessario, non bisogna viverlo come una “vergogna” o come se il nostro bimbo abbia qualcosa in meno se ha bisogno di un piccolo aiuto.

Molto utile, direi vitale, è stato per noi l’inserimento al nido, avere a che fare con i suoi coetanei è stato uno stimolo fortissimo per lui.

Ora come procede?

M compirà 3 anni a maggio e adesso è un chiacchierone tanto che probabilmente chiuderemo il percorso terapeutico prima che entri alla materna.

Ha iniziato anche a formulare le frasi, non mette ancora bene i pronomi ( consiglio questo video sui pronomi) e racconta un pò, ma rientra nella perfetta normalità della sua età.

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In bocca al lupo a tutti i genitori!

Grazie di cuore a questa mamma meravigliosa.

D.ssa Anna Biavati

Logopedista Pediatrica specializzata in ritardi del linguaggio, fonologia, mutismo selettivo e bilinguismo

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