giocare, linguaggio

Il potere contro il volere. Qual è la verità nei parlatori tardivi?

Come logopedista sento sempre questa frase.

“Il bambino non parla perché è pigro e non lo VUOLE fare”

Tale frase viene detta da genitori, professionisti, medici ed insegnanti.

La verità è semplice quando i bambini possono parlare, parlano.

Una volta che l’hanno capito e hanno le capacità cognitive (per capire il linguaggio), le capacità neurologiche (cioè possono pianificare e inviare il messaggio che vogliono trasmettere) e le capacità fisiche (cioè che riescono ad eseguire dei processi complessi che sono fisicamente necessari per produrre il suono), imparano a parlare.

A volte i genitori pensano che, poiché un bambino può dire poche parole, possa dire qualsiasi parola e quando le nuove paroline tendono ad arrivare ci sono molte perplessità oppure si ritorna alla prima ipotesi SONO PIGRI.

Cat, Sleeping, Pet, Animal, Cute, Lazy

I bambini di 2 o 3 anni non sono in grado di fare dei ragionamenti cognitivi complessi, e cioè che loro stanno scegliendo di NON parlare.

Mi sento abbastanza abbattuta e perplessa quando sento dire:

“Preferirei un bimbo “monelli” piuttosto che con un problema dello sviluppo del linguaggio”

La maggior parte dei bambini che non parlano non hanno altra scelta in merito. Neppure i bambini con il mutismo selettivo scelgono di NON parlare ma la loro è una PAURA e sappiamo che loro sanno parlare a casa.

Dovreme verificare se magari c’è un problema di disprassia se un bambino usa sempre la stessa parola al posto di usarne di nuove, e quindi ci sono problemi di pianificazione motoria.  Inoltre il problema potrebbe essere dovuto a delle difficoltà cognitive, il bambino non capisce molte parole, quindi si fissa con alcune parole e le usa ripetutamente invece di dirne di nuove. Insegnamo a capire nuove parole e inizierà a dire anche quelle.

Il problema può essere correlato ad una difficoltà del linguaggio e disturbi dello spettro autistico, quindi il bambino è ecolalico e trova una parola particolare piacevole e la dice ripetutamente.

E’ importante fare una distinzione tra il POTERE ed il VOLERE.

Senza neanche un significato specifico, trattiamo i bambini diversamente quando sappiamo che hanno problemi dello sviluppo come comportamentali  come “non lo dirà!” rispetto al “Non può dirlo!

I PARLATORI TARDIVI, hanno bisogno di aiuto… cerchiamo di scoprire le ragioni per cui non ha iniziato a parlare e ancora più importante, troviamo delle strategie che hanno successo. 

Il mio approccio è sempre quello di farli divertire in in modo che VOGLIANO partecipare e in realtà, i giochi sono così irresistibili, che non possono fare a meno di giocare con me. Animali, sacchi, scatole, macchine, parole esclamative e molto altro. Quando un bambino è pronto, notiamo che inizia con il modellarci  e le paroline arrivano senza aggiungere troppa pressione per “esibirsi”.

Quando un bambino è un po ‘più avanti con il linguaggio, offro una varietà di scelte per motivare gli oggetti (come oggetti preferiti e anche le merende più deliziose) in modo che siano un po’ motivati a rispondere per ottenere ciò che realmente vogliono .

Cerchiamo di cambiare il nostro approccio. Buttiamo via i pregiudizi, divertiamoci, giochiamo ed applichiamo tutte queste strategie SEMPRE ed in OGNI momento della giornata.

D.ssa Anna Biavati

Logopedista Pediatrica specializzata in ritardi del linguaggio, fonologia, mutismo selettivo e bilinguismo

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