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I Distrubi Specifici del Linguaggio (DSL)

Come logopedista una delle domande che mi viene spesso fatta e’: “Mio figlio non parla molto; oppure parla male. Qual’e’ il problema?”

Non e’ certamente facile rispondere perche’ un problema di linguaggio può avere diverse cause: una sindrome, un ritardo cognitivo, una sordità non diagnosticata, un disturbo dello spettro autistico, etc.

Non necessariamente. L’acquisizione del linguaggio è probabilmente la cosa più difficile che un essere umano fa nel corso della sua vita. C’è chi parte un po’ più lentamente e recupera col tempo (quelli che noi chiamiamo late bloomers) e chi parte bene ma subisce un periodo di “assestamento” (non è raro osservare una fase di balbuzie fisiologica nei bambini che stanno imparando a strutturare frasi complesse).

QUANDO INIZIARE A “PREOCCUPARSI”

Nonostante l’origine dei disturbi specifici di linguaggio (DSL) non sia chiara, nel corso degli anni sono stati messi in evidenza alcuni indici che correlano con un successivo disturbo di linguaggio. In particolare:

  • 5-10 mesi: assenza della lallazione (prima vocalica, poi consonantica)
  • 12-14 mesi: assenza di utilizzazione di gesti (deittici e referenziali)
  • 12 mesi: mancata acquisizione di schemi d’azione con oggetti
  • 18 mesi: vocabolario inferiore a 20 parole
  • 24 mesi: vocabolario inferiore a 50 parole
  • 24-30 mesi: assenza o ridotta presenza di gioco simbolico
  • 24-30 mesi: ritardo nella comprensione di ordini non contestuali
  • 30-40 mesi: ridotta presenza di gioco simbolico
  • dopo i 30 mesi: persistenza di idiosincrasie

COME SI MANIFESTANO

I disturbi specifici di linguaggio possono presentarsi con un ritardo nella comparsa delle singole parolealterazione nella produzione dei suoni linguistici o anche difficoltà a livello lessicale, sintattico-grammaticale (la struttura della frase) o pragmatico. Alcuni campanelli d’allarme nella fascia d’età 18-30 mesi sono rappresentati da difficoltà di comprensione del linguaggio parlato, scarso uso di gesti olentezza nello sviluppo del linguaggio (frasi complesse che tardano a strutturarsi). In sintesi si tratta di bambini che faticano a farsi capire o a comprendere e quindi a sostenere una conversazione.

COME EVOLVONO

Innanzitutto è necessario specificare che non tutti i bambini con una difficoltà di linguaggio nei primi anni di vita sviluppano un disturbo specifico di linguaggio. Esistono, infatti, i cosiddetti late bloomers che riescono a recuperare in un anno il ritardo rispetto alla norma (ritardo che, a volte, può essere anche considerevole) e i late talkers. Alcuni late talkers evolvono in bambini con DSL. Per alcuni (1-2%) persisterà il disturbo anche in età scolare.

Fabrizi e collaboratori individuano 4 fasi:

ETÀ FASE COSA ACCADE
18-36 mesi Fase di emergenza Il linguaggio non si sviluppa in modo tipico
36 mesi – 5 anni Fase di strutturazione il DSL si stabilizza
4-5 anni Fase di trasformazione il DSL evolve verso disturbi neuropsicologici e psicopatologici secondari
6 anni – adolescenza Fase di strutturazione del disturbo secondario si struttura un eventuale disturbo di apprendimento e/o un disturbo psicopatologico sul disturbo secondario

 Fabrizi A, Becciu MM, Diomede L, Penge R (2006), I disturbi specifici del linguaggio: percorsi evolutivi e strategie di intervento. Psicomotricità 27:13-23

COME SI DIAGNOSTICANO

La diagnosi non può prescindere da un’accurata valutazione logopedica e neuropsicologica precedute da un’accurata anamnesi e molto spesso si rivelano fondamentali anche approfondimenti medici, soprattutto per quanto riguarda l’apparato uditivo. Tutto ciò perché, nella strutturazione di un intervento abilitativo/riabilitativo, non si può prescindere da una conoscenza del profilo del bambino su più aspetti, sia per quanto riguarda le difficoltà che gli specifici punti di forza.

Uno degli scopi della VALUTAZIONE LOGOPEDICA è proprio quello di distinguere uno sviluppo tipico da uno atipico. Esistono errori tipici della normale acquisizione del linguaggio, come ad esempio alcune semplificazioni (“cala” per “scala”), ma fino a una certa età; esistono poi errori “atipici” che non si incontrano nel classico processo di acquisizione del linguaggio.

Un altro scopo della valutazione è quello di distinguere tra quello che  in inglese chiamiamo un problema di “speech” dal problema di “language“. Un problema di “speech” può essere, ad esempio, la famosa “zeppola” (s interdentale) o la “erre moscia” (rotacismo). Anche se questi problemi si manifestano in un linguaggio meno comprensibile, sono del tutto diversi da problemi di tipo fonologico (es: semplificazioni o sostituzioni di lettere, mancata consapevolezza della lunghezza delle parole) o morfosintattico (strutturazione della frase) e hanno un tipo diverso di trattamento.

Un alto motivo è che raramente un disturbo di linguaggio appare isolato, ma è spesso accompagnato da una fragilità in qualche altra componente cognitiva.

PERCHÉ È IMPORTANTE CONOSCERLI

La maggior parte dei disturbi specifici di linguaggio si risolve col tempo, anche se le difficoltà nell’organizzazione del discorso possono persistere anche in età adulta.  Tuttavia, è importante intervenire su questo tipo di problema perché i disturbi del linguaggio tendono ad “evolvere” indisturbi dell’apprendimento (lettura e scrittura). In particolare, le difficoltà di tipo fonologico possono avere come seguito una dislessia o una disortografia, mentre le difficoltà di comprensione verbale e di strutturazione delle frasi possono manifestarsi come disturbo della comprensione del testo.

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